Colombano, a Bobbio, diede origine a quello che sarà il più grande monastero dell’Italia del Nord che irradierà il Vangelo nel vasto territorio che corrisponde in buona parte alle attuali provincie di Alessandria, Pavia, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Genova, La Spezia, Massa Carrara, Lucca e Pisa e diventerà per alcuni secoli un punto di riferimento spirituale ad ampio raggio, meta di pellegrini anche d’Oltralpe.

 

 

Buona sera vi ringrazio di essere qui questa sera,

per questa rarissima occasione in grazia a Werner Weick conosciuto e raro regista,

e per intenderci lui uno degli ideatori " del " Filo D'Oro" serie televisiva di rara profondità... documentarista di tanti anni, e sono almeno 250 le pellicole generate alla RSI.

Qui una delle sue ultime meravigliose fatiche...

Il documentario che andiamo a vedere generato unitamente alla sua compagna

straordinaria Dorella Mazzolini.

Hanno percorso e camminato per centinaia di kilometri,

per poter documentare questo splendido ritratto del cammino che San Colombano fece. Definito "santo europeo" tanto ha contribuito alla diffusione in Europa del monachesimo celtico. Nel 613 si sarebbe rivolto a Bonofacio IV come

"all' illustrissimo capo di tutte le chiese dell'intera europa"" Pulcherrimo omnium totius Eurpae Eclesiarum Capiti".

Espressione legata al suo desiderio che gli europei diventassero un unico popolo unito dalle comuni radici cristiane, capaci di oltrepassare le reciproche bariere etniche e culturali.

Partendo dall'Irlanda per arrivare nella Valle della Trebbia, a Bobbio dove nacque uno dei suoi monasteri più importanti ed è ultima tappa dei nostri...

E qui mi taccio, seppur vorrei volgere ancora due parole all'esposizione, che avete appena colto, su alcuni... "temi" comuni...Il paesaggio, quel percorrerlo con nubi temporalesche o con un sole che illumina... I Druidi...Quella comunità evocata prima dal simbolo del druido, che potremmo ( mi dice Plinio il vecchio ) tradurlo in ALBERO... e legato alla pratica di prelevare il vischio utilizzato per le cerimonie...

 

E "Albero d'inverno " è anche una mia tela in sala espositiva...unitamente alle nuvole in cammino... come natura sacra... e quello screpolarsi come espiazione di questo terribile inverno dell'anima, non c'è menhir o pietra che evoca stella...che tenga oggi..la scralità d'ogni vita...l'assurdità che sta attraversando l'umanità. grazie Lore

Nel nostro immaginario collettivo siamo soliti pensare che i diversi territori dell’Italia e di gran parte dell’Europa siano stati evangelizzati nell’Alto Medioevo da missionari inviati da Roma come ad esempio Sant’Agostino di Canterbury, o al più da Bisanzio come fecero i due fratelli Cirillo e Metodio o dal vicino Oriente sulle orme di San Paolo. Ma questa convinzione non è del tutto vera. Nel periodo che va dal V all’VIII secolo l’evangelizzazione parte dal mare d’Irlanda e “attecchisce” sul suolo europeo con un grande successo, tanto che studi recenti elencano in Germania 115 santi irlandesi, 45 in Francia, 44 in Inghilterra, 36 in Belgio, 25 in Scozia e 13 in Italia.

Il caso più rappresentativo è quello di San Colombano, originario, appunto, dell’Irlanda, che nelle sue peregrinazioni missionarie giunse ad evangelizzare i pagani di alcune regioni della Gallia, in particolare la Borgogna, e della Svizzera e in Italia il popolo Longobardo. Il Papa Benedetto XVI all’Udienza generale dell’11 giugno 2008 non esitò a definirlo “Santo Europeo”, infatti in una lettera scritta da Colombano intorno all’anno 600 e indirizzata al Papa Gregorio Magno (590-604) definito “splendido decoro della Chiesa romana, quasi fiore bellissimo di un’Europa tutta appassita, osservatore egregio, esperto nella contemplazione della divina parola” si trova per la prima volta l’espressione “Totius Europae” (“di tutta l’Europa”) con riferimento alla presenza della Chiesa in tutto il nostro continente

 

 

Nei monasteri i monaci parlavano tra loro la lingua gaelica, ma per la celebrazione della Santa Messa e per la recita quotidiana dei Salmi facevano uso della lingua latina che veniva insegnata nelle scuole del monastero. La penetrazione del Cristianesimo attraverso i monasteri ha determinato così la nascita di una cultura letteraria in lingua latina anche in Irlanda. La lingua locale gaelica, che aveva anche una sorta di alfabeto, l’ogham che veniva impiegato solo per brevi iscrizioni, era utilizzata nelle liturgie pagane dei druidi e forse per questo mai fu impiegata nelle celebrazioni dai cristiani; l’alfabeto latino verrà poi adoperato per trascrivere il gaelico così da renderne più facile la lettura.

 

La spiritualità vissuta nei monasteri irlandesi si distingueva soprattutto per un ardore non comune nella vita penitente, nella ricerca della mortificazione e dell’ascesi: si proponeva il ritiro solitario, l’isolamento per cercare l’incontro con Dio nel silenzio. L’obbedienza all’abate o al maestro doveva essere inflessibile e rigorosa. La vita all’interno del cenobio tendeva all’autosufficienza, con tutta una serie di lavori che sostenevano la vita pratica del monastero: muratori, fabbri, falegnami, cuochi, ciabattini, sarti, agricoltori... Il monastero è in primo luogo un posto dove gli uomini vivono del lavoro delle proprie braccia, e l’abate partecipa alle attività materiali proprio come gli altri. Il lavoro manuale nei monasteri è ormai onorato, diversamente da quanto accadeva nel mondo antico che lo giudicava “servile”: l’uomo di Dio è colui che lavora con le proprie mani, proprio come Gesù, “figlio del carpentiere”.

 

 

Ma quella espressione di Gesù “Alzati e cammina” che gli era stata ricordata quando era ancora ventenne, doveva risuonare nuovamente nelle orecchie di Colombano. E appunto, verso il 590/1 Colombano, cinquantenne, sentì il bisogno comune a molti monaci irlandesi di “peregrinare per Dio”. Si imbarcò con l’intento di raggiungere la Gallia con 12 discepoli (Gall, Autierne, Cominin, Eunoch, Eogain, Potentino, Colum, Deslo, Luan, Aide, Léobard e Caldwald) col proposito di fondare un nuovo monastero. Sbarcarono in Cornovaglia e raggiunta Plymouth attraversarono la Manica e raggiunsero la Gallia nei pressi di Mont-Saint-Michel dove ancora vi è la spiaggia di Guesclin che porta il nome di Saint-Coulomb. L’arrivo di quegli strani monaci vestiti di bianca lana grezza e tonsurati all’irlandese (la testa era ampiamente scoperta dal rasoio lasciando però una stretta striscia di capelli a corona sulla fronte; i capelli della nuca ricadevano invece sulle spalle) non poteva passare inosservata. Il re dei Burgundi – probabilmente l’anziano re Gontrano – venuto a sapere di questo progetto, invitò Colombano e gli offrì un terreno sulla frontiera della Borgogna verso l’Austrasia, in una zona di foreste, disabitato, ma ricco d’acqua nel sud dei Vosgi dove edificò tra il 591 e il 592 il monastero di Anegray sui ruderi di un castello diroccato: attorno ad una chiesa dedicata a San Martino di Tours e all’abitazione dell’abate venivano edificate le capanne monastiche in legno. Colombano pensò il monastero come un solido centro di irradiazione del Vangelo e di assistenza ai fedeli che a volte continuavano nelle antiche tradizioni pagane praticando costumi disordinati. Colombano dava allora a tutti un grande esempio di vita di preghiera e di ascesi incoraggiando i suoi discepoli con esortazioni spirituali. Durante la Quaresima poi si ritirava in una grotta, lasciata libera da un orso che aveva terminato il letargo, per meglio vivere con Dio in assoluta solitudine.