POETI PER L'INFINITO a cura di Vincenzo Guarracino

 

Collana Il Gabbiere Di Felice Edizioni Martinsicuro Italia

 

Una possibile idea di infinito, tra cieli, nuvole, natura... e quella siepe a Recanati... in endecasillabi liberi dai legami della strofa e della rima ...eppure da 200 anni attraversa i cieli della poesia... quell'immergersi nei pensieri, quella siepe che non permette di vedere l'orizzonte... come una nuvola bassa o della nebbia ...quale incentivo per l'immaginazione? COME TRADURRE IN METRICA E MISURA, RITMI, SONORITÀ....

 

Due passi indietro…

 

NUBIFORME una trilogia in areapangeart che avete appena visto, grazie allo sguardo qui a Camorino; esposizione che vede coinvolte tre artiste visive, presenti in saletta,

 

Paola Fonticoli, e le sue carte di piccola dimensione, tra grafite e collage, in dialogo con la precisione e l'invenzione, coninvolge la libertà e la dimensione estetica, animata essenza immaginativa e meditativa, ma anche ironica; raccorda i moti continui ed evolutivi, dalla linea alla superficie, generando una profondità con piccoli gesti, SPESSO IN 11 SPAZI...ECCO PERCHÈ endecasillabi segnati come sognati- RITMI-DANZATI partecipati .

 

Michela Torricelli, le sue sculture nubiformi alla ricerca di dialogo con il termine più ampio, coinvolgendo la materia dell'immaterialità... i moti di ogni forma e spessore, porcellana stratiforme e quel colore minimo, dove il mìnuto d'ogni superficie si fa crespa o argine per lo sguardo, e spazia fino gli abbissi marini

 

... la sottoscritta che con una matrice genera ascese, o discese; dettate dall'intensità, arginate nubi e cieli, partendo dall'acqua come universo e verso inscindibile alla vita, oppure gioca con i livelli e le intensità a punta secca e bulino, sempre in pagina, dove mette in relazione l'essere come moto partecipativo e solitario.

 

Questa esposizione è alla sua ultima serata in programma, il testo di Natascha Fioretti unito ai suoni della percussionista Edith Salmen, ci hanno accompagnato questi due mesi. E le 5 serate intense hanno argomentato e nutrito …

 

Quanto in poesia SIMILMENTE accade tra segno senso-suono e parola...ora mi suvviene una sorta di analogia o forse un semplice paragone...attorno ai MURI DI CUI TANTO SI PARLA OGGI pensando a quello di Berlino... l'apparente difesa, la storia, il contenere...E penso alla muraglia” di Montale del Meriggio Pallido e assorto...in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. QUALE DIFESA? in Ossi di seppia e ...e alla breve permanenza di una NUBE ...E QUALE VICINANZA Su QUEll’ermo colle ...FORSE rappresentativo di un momento di tregua tra le avversità della vita, ...E LA MAGIA DELLIMMAGINARE, ARGINARE IMMAGINI, ASCOLTARLE, PORTARLE…

 

Gli ospiti di questa sera: VINCENZO GUARRACINO che già conosciamo dialoga con GILBERTO ISELLA che è di casa, su quest'ultima antologia di poesia nata attorno all'infinito di Leopardi. Per nuova antologia, termine che proviene dal greco...tradotto SIGNIFICA...ἄνϑος "fiore" e λέγω "raccolgo" s'intende una raccolta qualitativamente scelta e rappresentativa di brani di opere letterarie. Di questa raccolta Guarracino OSPITA 100 POETI, NOI NE LEGGEREMO 10 ...E parla di "distrazioni" di "insorgenti visioni"... della necessaria apertura del soggetto della scrittura... dell' impossibilità di acquietarsi all'ombra di un significato...Quanto tutto questo CI O abita una nube? Quanto la visione non è mai raggiunta, finibile? La caducità della pioggia, la vaquità della goccia... quale la magia d'ogni creazione , quale concreazione? Mi son fin troppo dilungata e lascio la parola ai nostri ospiti, a Gilberto Isella che presenterà Guarracino, e certo poi qualche lettura.

 

PROPOSTA DI LETTURA

 

da POETI PER L'INFINITO a cura di Vincenzo Guarracino

 

Collana Il Gabbiere Di Felice Edizioni Martinsicuro Italia

 

FRANCO BUFFONI pag. 30

 

FLAVIO ERMINI pag. 58

 

GILBERTO ISELLA pag. 71

 

GIAMPIERO NERI pag.105

 

MASSIMO SCRIGNOLI pag.137

 

MARCO VITALE pag. 149

 

ELIO PECORA pag.111

 

 

Poeti per l’Infinito Acquapoetica, 11.11.19 Gilberto Isella

 

1819- 2019. Sono trascorsi due secoli dalla composizione dell’Infinito di Leopardi, una delle vette della poesia italiana. Ma se l’infinito, in quanto concetto, è ciò che non ha termine, forse nemmeno le poesie che s’ispirano a quel tema si esauriranno nel tempo. Questo deve aver pensato lo studioso e poeta Vincenzo Guarracino - da molti anni gradito ospite di Areapangeart - nel progettare un’antologia, Poeti per l’Infinito, che raccogliesse le testimonianze della contemporanea passione per il capolavoro di Leopardi. Un centinaio di poeti italiani viventi, molto diversi tra loro per sensibilità e concezioni poetiche, ci offrono altrettante interpretazioni dell’idillio leopardiano. Dove l’infinito può esser còlto perfino in maniera paradossale, come nel caso estremo di Mario Santagostini, che ci parla, al riguardo, di un aliante smontato e interrato.Voci note e meno note, ma in buona parte di spessore, dalla A di Airaghi alla V di Viviani. La perizia di Vincenzo traspare già dall’illuminante testo introduttivo alla campionatura antologica. .

 

Mi limiterò a poche osservazioni, prima di cedergli la parola. Una concerne il più che giustificato accenno, nell’introduzione, ai punti di tangenza tra il pensiero leopardiano e quello di Hölderlin, due giganti del Romanticismo europeo. “Fraterna complicità”, leggiamo, “ nella voce interrogante dell’Hölderlin di Pane e vino sul senso stesso dei poeti ‘nel tempo della povertà’ e della mancanza di Dio.” “Perché i poeti nel tempo della povertà?”, si chiedeva infatti il poeta tedesco. Vorrei richiamare, da parte mia, un’altra sua celebre frase: “Ciò che rimane lo fondano i poeti”. Ma cos’è la povertà e cos’è ciò che rimane, in un’epoca in cui, ancora per dirla con Hölderlin, “gli Dei sono fuggiti”, sulla scorta della celebre deploratio di Plutarco “Il grande dio Pan è morto”?

 

Entrambi gli scrittori, pur ignorandosi l’un l’altro, per ragioni anagrafiche ma non solo – la conoscenza del romanticismo tedesco da parte di Leopardi era lacunosa, filtrata soprattutto attraverso gli scritti di Mme de Staël - si erano posti domande similari, arando il medesimo drammatico terreno. Si erano interrogati sull’epocale caduta dei valori fondativi, ossia sulla crisi del Senso dell’Essere. Quell’antico e radioso sentimento di pienezza, che sottintendeva una perfetta sintonia tra uomo e natura, nell’età moderna ha infatti lasciato il posto alla percezione dell’Abgrund, l’abisso e il nulla. Abisso e nulla opportunamente ricordati dal prefatore, tra l’altro, come presupposti ineludibili, direi ontologici, del poetare: “L’esperienza della poesia, di ogni poesia, è l’esperienza di un nulla che interviene nell’attimo del pensiero”.

 

Lo proverebbe del resto una parte significativa delle poesie raccolte nel libro, accompagnate more solito dagli accurati e illuminanti commenti di Vincenzo. Altro suo merito è l’aver insistito, per tornare a Leopardi, sul tema della voce della Natura messa in scacco ad opera di un “tempo asservito alla miseria della ragione”. Leggi pure feticismo della tecnica, utilitarismo e quant’altro. Solo in casi eccezionali - com’è appunto quello del poeta che sfidando la sua epoca è mosso dal desiderio di cantare – solo in tali casi può rifiorire, per qualche istante almeno, la ‘favola antica’. Vedi, in alcuni versi dell’Infinito, il riecheggiamento dell’amata Iliade. Dove il verso “ma sedendo e mirando” potrebbe richiamare un episodio del Libro I del poema greco, quando l’eroe Achille “andò a sedersi sulla riva del grigio mare, e mirando il mare stese la mano”. Antichissimi riti di concentrazione spirituale, da riportare forse al Buddhismo, stanno in sottofondo, come archetipi (ma il problema è complesso).

 

Per concludere. Quello dell’età nostra, come ci fa capire bene Vincenzo, sarà fatalmente un canto obliquo scaturito dalla rimembranza e per così dire elevato alla seconda potenza, ottenuto attraverso modulazioni sentimentali. Vale a dire con la mediazione dell’io riflessivo, se vogliamo usare la dicotomia, inaugurata da Schiller, di poesia ingenua (la moderna) e poesia sentimentale (l’antica). Ma è il momento di dare la parola al relatore.

 

Gilberto Isella

 

 

POETI PER L'INFINITO a cura di Vincenzo Guarracino

nuova antologia, Per antologia ἄνϑος "fiore" e λέγω "raccolgo" s'intende una raccolta qualitativamente scelta e rappresentativa di brani di opere letterarie.

 

Vincenzo Guarracino,

poeta, saggista e traduttore, è nato a Ceraso (Sa) nel 1948 e risiede a Como. Ha pubblicato tre raccolte di versi: Gli gnomi del verso, 1979, Paradiso delle api, 1984, Dieci inverni, 1990.

Ha curato numerose traduzioni di autori greci e latini, tra cui 

I versi aurei di Pitagora, i Carmi di Catullo, I canti spirituali di Ildegarda di Bingen, 1997 e inoltre le antologie dei Lirici greci, 1991, e dei Poeti latini, 1993.

Come critico ha dedicato le sue attenzioni soprattutto a Verga e Leopardi.

Le Ariette di Vincenzo Guarracino richiamano alla memoria la poesia colta e raffinata dei poeti classici italiani di cui egli è noto studioso, in particolare di Giacomo Leopardi.

I versi delle liriche qui presentate sono brevi, misurate le strofe, le rime e le assonanze come dolci e intense “ariette” memori di una musicalità antica riportata alla modernità. Ma il ritmo e la facilità del verso tradizionale si è spezzato, si è frammentato in immagini subito sovrapposte ad altre immagini senza soluzione di continuità, come un fluire comprensibile solo sul piano evocativo.“Elegia”, “segreto”, “sogno”, “illusione”, “incanto”, “ebrezza” sono parole che descrivono lo stato d’animo di cercata evanescenza e abbandono a cui fanno riscontro dolci immagini suggerite da una natura amica: “il miele dei giorni”, “il verde nodo di fiabe”, “l’arena che abbaglia”, immagini nelle quali descrizione naturalistica e stati d’animo si uniscono a formare sintesi liriche di grande impatto. Al di là del sogno e dell’illusione, forse il senso vero dell’esistenza, che “solo a un dono somiglia”, non c’è che “la vita alle spalle di attese e di nulla”. In questo pessimismo leopardiano, rischiarato dalla bellezza dell’illusione e dal piacere della immersione nella natura madre, mi pare si possa vedere la chiave di lettura delle Ariette di Vincenzo Guarracino. Lugano nel 1943.

 

 

Gilberto Isella è nato a Lugano nel 1943.

Studia letteratura italiana e filosofia all’Università di Ginevra (tra i professori Jean Starobinski).

Dal 1968 al 1971 soggiorna a Milano. Collaboratore editoriale.

Ha insegnato italiano al Liceo cantonale di Lugano (dal 1974 al 2003) e alla SUPSI.

Membro di redazione della rivista di cultura Bloc notes, di cui è stato uno dei promotori nel 1979, e vice-presidente del Centro PEN della Svizzera italiana e retoromancia. Partecipa alle attività delle Edizioni Opera Nuova.

Collabora col Giornale del Popolo (articoli di critica letteraria) e con varie riviste svizzere ed estere.

Come critico si occupa in particolare di poesia contemporanea e teoria letteraria: numerosi articoli e saggi pubblicati in riviste e miscellanee.

Ha curato un’antologia degli scritti di Mario Marioni (Fogli vagabondi, G. Casagrande, 1994) e, con Tiziano Salari, l’antologia poetica Armageddon e dintorni di G.Ramella Bagneri (Insula, 2011).

Ha tradotto dal francese Charles Racine, Jacques Dupin e Bernard Vargaftig.

Numerose le collaborazioni con artisti ticinesi e italiani (libri d’arte, plaquettes, cataloghi), e con il regista cinematografico Adriano Kestenholz.

Le ultime raccolte poetiche: Corridoio polare (Book, 2006), Taglio di mondo (Manni, 2007), Mappe in controluce (Book, 2011) e Variabili spessori (alla chiara fonte, 2011).

Per il teatro ha scritto Messer Bianco vuole partire (alla chiara fonte, 2008).

Con Loredana Müller ha creato i libretti Passato in frattali, pesce domestico, traffico metropolitano.