Buonasera a tutti , siamo all'ultima serata per l'esposizione che avete appena visitato. ANICCA -DANZA CREATURALE.per riflettere sull' IMPERMANENZA e SIAMO tre artiste visive CHE dialogano con tre poeti e due compositori SCELSI e BERIO per quanto riguarda i suoni in sala. E oggi abbiamo il piacere di avere Beatrice Pellegrino voce soprano allieva di Luisa Castellani, Luisa esegue i brani di Giacinto Scelsi e Luciano Berio in sala, ebbene abbiamo l'onore di ascoltare il complicatissimo CKCKC di Scelsi dal vivo e ringrazio di cuore, maestra e allieva.

 

Consapevole di quanta energia e tensione si sprigiona quando si esegue qualcosa di dato, e nella musica è di fatto e spesso un continuum.Quanto si innesta un approccio tra volontà e arbitrarietà, si entra in un universo d'ascolto...tra l'effetto e la causa...e qui parole della stessa Luisa Castellani che ha cantato entrambi i brani che avete sentito con l'autore davanti e... ricorda quale sguardo va mantenuto tra il passaggio dall'800 al 900...lei parla di voce incarnata...di un lavoro sui fonemi...che sprigionano nel 900 le nuove vocalità per esempio di un Luciano Berio in SEQUENZA III....e quella struttura da cogliere e codificare per le stesse orecchie.

Ma avremo lei stessa che ci parlerà della tanta difficoltà, e qui abbiamo gli spartiti...e vanno letti in ogni segno.

 

Ma ora...per un momento torno all'esposizione che avete appena visto, c'è un opera di Daria Caverzasio Hug che nel buio di un feto o mi piace pensare ad un orecchio inserisce una Peonia dai molteplici petali sfaccettati

Altre sue fotografie esposte sono sulle orchiede, Daria fotografa con il telefonino, ma incredibile la sua capacità di inquadratura " taglio di mondo" direbbe Gilberto Isella. E in queste fotografie stampate su carta di cotone e a inchiostri di pigmenti...intensifica la leggerezza e quasi ferma il pulviscolare luminoso e caduco attorniato dal buio...inoltre le associazioni di altre fotografie leggero e nella cameretta...in volo dove il piede diviene fatto ascenzionale, generando quel intensa ombra. Daria Caverzasio Hug, qui in salettta ha Passi e tre variazioni della Gradiva...ed è come citasse il celebre bassorilievo romano...copia di un originale Greco...Daria è storica dell'arte...E rappresenta il passo leggero di una donna..." Colei che avanza" con la veste sollevata...come figura mitologiaca..

 

Sempre in sala espositiva avete visto Paola Mongelli le sue fotografie, spesso in dialogo con l'ombra a sua volta fiori, alberi tra Dafne e nuovamente un femminile mitologico...figure d'ombra quasi teatrali, o danzanti . Qui in saletta con tre fiammelle che provengono da una serie di 36, e due momenti tra fiori e suolo nel suo caso è fotografia analogica ancora con apparecchio fotografico e stampa su carta in camera oscura. a sali d'argento e trattamenti ... e titola " La fiamma di una candela " e " Giardino". Paola in sala espositiva ha anche degli " Autoritratti al buio" generati con l'ausilio di carta carbone o carta da matrice, dove coprendosi l'occhio vedente ( Paola in giovane età ha perso un occhio) ... e con entrambe le mani genera segni tra automatismo e ascolto... ricerca le fattezze del suo viso, e riecheggia in- forma la forma che diviene fatto gestuale...e poi visivo-(viso). È significativo ricordare l'ambiguità della percezione visiva...toccare la sue leggi la Gestalt e le sue logiche tra processi e struttura struttura-essenza del segno...

 

La mia presenza in sala, risponde alle due amiche con l'incisione calcografica monotipica su unica lastra di zinco per tema...e a torchio, dove il segno a punta è azione diretta sulla lastra di metallo, e ricerca tramite immaginazione attiva l' avvicinarsi ad un piccolo bestiario, quasi domestico... portandolo alla preistoria tra Lascaux e la caverna delle idee di Platone...e al movimento ciclico e danzante come visione dell'istinto e dell'istante...sembrano negativi fotografici le mie strisce, che abbracciano tutte le possibilità incisorie, nella sottrazione e variazione; sono segni generati tra magica e forse sacra scrittura che sottolinea un movimento estremamente necessario legato all'immagina-azione e alla libertà.

E qui mi aggancio al testo poetico che andiamo a leggere in un secondo momento CADORNA di Marino Cattaneo uno dei tre poeti assieme a Andrea Balzola e Gilberto Isella, a loro volta presenti in sala espositiva. Marino ci parlerà e leggerà assieme a Luisa alcuni testi dell'edizione nata in parte in seno ad areapngeart , dove inserite sono tre mie " Incidenze" sui 100 testi di Marino. Qui proiettata ne vedete una e a lato le due che stanno a chiusura del testo. presenza sempre incisoria come nella plaquette nata per Sia Passo... in chiusura leggerà il suo testo Marino...Ed è il cammino o il camminare anche storico che lega il tutto.... Ebbene non possiamo non pensare all'appena trascorso...25 aprila festa della liberazione in Italia...e Marino certo con il suo Cadorna lavora un poco per ironia un poco con coscienza storica e necessaria denuncia...tra Luigi Cadorna il generale " Macellaio" e Raffaele Cadorna figura chiave della resistenza... che ha unificato il gruppo partigiano che ha sconfitto il nazifascismo nel 1945...Ma conoscendolo, come Geo-poeta...e amante del Free-jazz...sicuramente anche la fermata della Metropolitana a Milano evoca...come fermata necessaria seppur in città...sempre per "localizzare, chi siamo e dove andiamo...e cosa lasciamo...e cosa portiamo...Montale direbbe cosa non vogliamo...grazie

Ora la parola a Luisa Castellani.

 

 

 

 

*Diviene e fa eco grazie al romanzo " Gradiva Fantasia Pompeiana " del 1903 di Wilhelm Jensen...e a seguire l'analisi che Freud ha usato per " Il delirio e i sogni nella Gradiva di Jensen"...per arrivare alle immagini o almeno all'interpretazione che ne fa Daria, scattando con il telefonino dalla televisione la ballerina e coreografa di flamenco Stephane Fuster...nel soggetto di " Gradiva è colei che cammina-danza"....

 

Una riflessione tra archeologia e storia, una sorta di mitologia...dietro alle tre immagini che poi Daria un poco connota anche come montagne e paesaggio cromatico...Sono, ed è una metafora per introdurre la serata.